
Per Facebook non è certo un bel periodo. Malgrado conti più di 400 milioni di utenti, disseminati in ogni punto del pianeta, giungono segnali poco rassicuranti, a iniziare dall'esodo di iscritti previsto per il 31 maggio.
Più che condivisibili le accuse mosse a Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, per la scarsa attenzione che da sempre riserva alla privacy degli iscritti, il provvedimento appena imposto dal governo del Pakistan, per le solite motivazioni religiose, appare un po' esagerato.
A piazzare l'affondo è appunto l'Authority per le telecomunicazioni del Pakistan che, per ordine del tribunale di Lahore, città di 6,5 milioni di abitanti sita in prossimità del confine con l'India, ha disposto che il social network sia oscurato fino alla fine di maggio. Lo stesso provvedimento riguarda YouTube, il sito di video sharing di proprietà di Google.
L'Authority ha ritenuto blasfema la pubblicazione di vignette raffiguranti caricature di Maometto, postate dagli utenti nella pagina dedicata a un concorso indetto per premiare la caricatura del profeta islamico più simpatica. Un'idea che agli occhi dei fedeli è parsa più un sacrilegio che un modo di trascorrere ore piacevoli davanti al pc.
La decisione drastica è arrivata dopo la prima richiesta, evidentemente non evasa, del Governo del Pakistan nei confronti di Facebook, di bloccare l'accesso alla pagina incriminata. Stessa sorte è toccata a YouTube rea di aver accolto alcuni contenuti del concorso, quindi delle caricature montate come videoclip, per mano di alcuni suoi utenti. A fine maggio si terrà un'udienza sul caso.
L'Authority ha ritenuto blasfema la pubblicazione di vignette raffiguranti caricature di Maometto, postate dagli utenti nella pagina dedicata a un concorso indetto per premiare la caricatura del profeta islamico più simpatica. Un'idea che agli occhi dei fedeli è parsa più un sacrilegio che un modo di trascorrere ore piacevoli davanti al pc.
La decisione drastica è arrivata dopo la prima richiesta, evidentemente non evasa, del Governo del Pakistan nei confronti di Facebook, di bloccare l'accesso alla pagina incriminata. Stessa sorte è toccata a YouTube rea di aver accolto alcuni contenuti del concorso, quindi delle caricature montate come videoclip, per mano di alcuni suoi utenti. A fine maggio si terrà un'udienza sul caso.





