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Cold Rush

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Tutti sappiamo bene quali temperature riescano a raggiungere i nostri pc durante il loro utilizzo, ma forse pochi si sono soffermati a pensare a quanto oneroso e dispendioso sia il compito di raffreddarli. La Silicon Valley a tal proposito è decisa a spostare una fetta sostanziale degli affari che girano intorno a internet e le nuove tecnologie verso lande duramente colpite dalla crisi finanziaria, facendo ricadere la scelta sul paese che ha sperimentato il più disastroso collasso bancario mai subito da una singola nazione: l'Islanda (resterebbe da chiedersi come possa essere successo dal momento che possiedono una banca centrale PUBBLICA....).



La "corsa al freddo" (chiamata così parafrasando la corsa all'oro) vede dunque Reykjavik, ad opera della Verne Global, dotarsi del primo data center che entro un anno, se le previsioni verranno rispettate, sarà pronto a ospitare i primi server. L'Islanda spera che entro cinque o dieci anni il freddo e l'informatica si combinino fino a diventare l'industria trainante del paese. Tenere in funzione un server da quelle parti costa una frazione rispetto alla California o all'Europa. Secondo la società di ricerche Idc poi, l'industria informatica è responsabile per il 2 per cento delle emissioni globali di CO2, valore destinato ad aumentare rapidamente visto il tasso di sviluppo del settore. Il vantaggio per l'ambiente è chiaro, tuttavia sono molti i dubbi che restano in merito all'operazione in questione: anche dopo essersi dotata di collegamenti in fibra ottica con l'Europa e il Nordamerica, un pacchetto di dati ci mette 17 millisecondi a viaggiare tra l'isola e la vicina Gran Bretagna, un tempo di attraversamento questo che per certe aziende o certi tipi di dati potrebbe essere troppo. Inoltre vi è il rischio di portare server intorno ai quali ruotano business milionari in un paese costellato di vulcani attivi, che solo un anno fa ha subito un terremoto del sesto grado della scala Richter. A prescindere dalla scelta di zone vulcaniche o meno, sicuramente l'ospitare le zone "calde" di internet in territori freddi mi sembra davvero una scelta di buon senso.
 

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