
Il 23 aprile 2005, i tre fondatori di YouTube, Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, caricavano il primo video dal titolo "Me at the zoo" dentro il sito di loro invenzione. Stando all'idea primordiale, chiunque avrebbe potuto caricare i propri filmati amatoriali. A essere ritratto dentro il video è proprio il co-fondatore Jawed Karim.
A cinque anni di distanza, quel sito è uno dei più visitati della Rete, con un numero di visitatori mensili e di video caricati tale da far impallidire o quasi le grandezze astronomiche.
Da allora molte cose sono cambiate, sia per quanto riguarda la proprietà (nel 2006 i tre programmatori hanno venduto la loro creatura a Google per 1,65 miliardi di dollari), sia per la tipologia dei video riversati nell'immenso calderone.
Come era prevedibile, la quantità di filmati personali è diventata presto trascurabile rispetto ai contenuti per i quali si poneva (e si pone) il problema della violazione della privacy e del copyright.
Spezzoni di trasmissioni televisive, videoclip musicali, pezzi di concerti e filmati ritraenti soggetti del tutto ignari della loro pubblica, e spesso dannosa, visibilità, hanno finito per creare grattacapi non da poco a Google.
Un nuovo modello di business
Grattacapi che si aggiungono agli altissimi costi di gestione: da stime non ufficiali, si apprende che per garantire la larghezza di banda necessaria al perfetto funzionamento del servizio, la casa di Mountain View spende circa un milione di dollari al giorno. Nel solo 2007 la banda utilizzata da YouTube è stata pari alla quantità totale utilizzata nel 2000, a livello globale, per l'intera rete Internet.
Ma qualcosa inizia a muoversi: per rendere profittevole YouTube, Google ha trasformato in realtà un'idea che era nell'aria da circa un paio d'anni. Offrire contenuti video a pagamento, o meglio a noleggio. YouTube ha infatti aperto il suo store: www.youtube.com/store. Anche se disponibile per il solo mercato americano, almeno per il momento, il nuovo portale offre a prezzi che oscillano fra 0,99 e 3,99 dollari film, serie TV e documentari, per periodi di tempo che raggiungono le 48 ore.
Il pagamento si effettua tramite Google Check-out.
Come era prevedibile, la quantità di filmati personali è diventata presto trascurabile rispetto ai contenuti per i quali si poneva (e si pone) il problema della violazione della privacy e del copyright.
Spezzoni di trasmissioni televisive, videoclip musicali, pezzi di concerti e filmati ritraenti soggetti del tutto ignari della loro pubblica, e spesso dannosa, visibilità, hanno finito per creare grattacapi non da poco a Google.
Un nuovo modello di business
Grattacapi che si aggiungono agli altissimi costi di gestione: da stime non ufficiali, si apprende che per garantire la larghezza di banda necessaria al perfetto funzionamento del servizio, la casa di Mountain View spende circa un milione di dollari al giorno. Nel solo 2007 la banda utilizzata da YouTube è stata pari alla quantità totale utilizzata nel 2000, a livello globale, per l'intera rete Internet.
Ma qualcosa inizia a muoversi: per rendere profittevole YouTube, Google ha trasformato in realtà un'idea che era nell'aria da circa un paio d'anni. Offrire contenuti video a pagamento, o meglio a noleggio. YouTube ha infatti aperto il suo store: www.youtube.com/store. Anche se disponibile per il solo mercato americano, almeno per il momento, il nuovo portale offre a prezzi che oscillano fra 0,99 e 3,99 dollari film, serie TV e documentari, per periodi di tempo che raggiungono le 48 ore.
Il pagamento si effettua tramite Google Check-out.





