
Dal 2001, anno in cui è stato introdotto, ext3 ha dominato la scena dei file system in ambienti Linux: giunto come erede della seconda versione del file system extended, introduceva importanti novità come journaling, processo grazie al quale è possibile preservare l'integrità dei dati, e offriva prestazioni notevolmente migliorate.
Nel frattempo lo sviluppo è continuato, e dal 2006 è nato ext4: da allora sono passati ben 4 anni, ed il panorama delle distribuzioni Linux da qualche tempo ha intrapreso un percorso di migrazione verso questa nuova versione del file system preferito per l'ottimo livello di stabilità e affidabilità raggiunto.
Grazie ad ext4, le dimensioni di file e volumi supportati è cresciuta notevolmente: con questa versione del file system è infatti possibile gestire file di dimensioni fino a 16 TeraByte, mentre la dimensione del file system è addirittura di 1 ExaByte. Ciò è possibile grazie al passaggio ad un metodo di indirizzamento dei blocchi a 48 bit, anche se i piani di sviluppo vedono la possibilità di passare a 64 bit una volta superata una serie di problemi. L'indirizzamento a 48 bit non deve però illudere: la dimensione dei blocchi di default resta di 4 bit, a variare è solo il metodo di indirizzamento.
Grazie ad ext4, le dimensioni di file e volumi supportati è cresciuta notevolmente: con questa versione del file system è infatti possibile gestire file di dimensioni fino a 16 TeraByte, mentre la dimensione del file system è addirittura di 1 ExaByte. Ciò è possibile grazie al passaggio ad un metodo di indirizzamento dei blocchi a 48 bit, anche se i piani di sviluppo vedono la possibilità di passare a 64 bit una volta superata una serie di problemi. L'indirizzamento a 48 bit non deve però illudere: la dimensione dei blocchi di default resta di 4 bit, a variare è solo il metodo di indirizzamento.





