
Ogni mese che passa sotto il segno di questa crisi, oltre le notizie negative di aziende che non ce la fanno più, abbiamo esempi di "virtuosi" che riescono a trasformaare i rischi in opportunità, investendo in quei campi che possono rendere più competitiva un'azienda.
Uno di questi campi è sicuramente quello tecnologico, la cui evoluzione non rallenta minimamente la sua incessante corsa verso il futuro, promettendo una rivoluzione nel modo di lavorare dei manager di tutto il mondo.IBM - per prendere il polso del mercato - ha coinvolto 1879 imprese di 17 paesi in un sondaggio. Nel rapporto si legge: "Malgrado la crisi economica oltre 2/3 degli intervistati stanno provvedendo o provvederanno ad attuare le loro principali priorità in ambito IT" e non finisce quì "il 53% degli intervistati dichiara che i budget IT previsti stanno aumentando e un altro 14% che rimarranno invariati".
Tutto questo a livello internazionale! E in Italia?
In Italia, leggendo i risultati riportati da Assoinform a fine luglio, non c'è da stare troppo allegri (personalmente non avevo dubbi) . Il 70% delle imprese italiane di industria e servizi starebbe mettendo in campo una forte riduzione dei budget destinati all'IT, rinunciando ad investire sia in nuovi progetti sia nel rinnovo del parco tecnologico.
Paolo Angelucci - neo presidente dell'associazione - con grande rammarico rileva che "L'Italia vive questa correlazione" - quella tra investimenti tecnologici e crescita della produttività e competitività del mercato economico - "in termini assolutamente deficitari, considerando che spende in IT circa il 40% in meno di quanto spendono Regno Unito, Germania, Francia e Spagna."
(fonte: Business magazine)
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